Repliche Rolex Daytona Orologi

13 mag 2011

-Antichrist l'ho fatto per me stesso

"Non mi devo giustificare con voi, io lavoro per me, non ho fatto un film per voi, ma per me stesso', ha detto Lars Von Trier incontrando la stampa per Antichrist, in concorso a Cannes, che ha avuto una brutta accoglienza.  Ha ribadito come il film, ispirato a Strindberg, sia nato dopo un lungo periodo di depressione e di terapia psicanalitica, ma sottolinea: "Non è un film sulla mia terapia, ma il contrario. E' stata la routine di fare un film che ha costituito la terapia".
E nonostante gli applausi iniziali e solo qualche lieve dissenso nell'incontro stampa, il regista danese incappa anche in una gaffe. Al giornalista che gli chiedeva con una certa ironia perché il film, per le caratteristiche horror, non fosse stato dedicato a Dario Argento piuttosto che ad Andrei Tarkovskj, il teorico di Dogma prima ha scosso la testa per far capire che non sa proprio chi sia il regista di cui si sta parlando e poi, ignorando probabilmente che la figlia di Dario, Asia, è in giuria, ha sussurrato: "Argento chi?".
Antichrist - coprodotto dall'italiana Lucky Red che lo distribuirà il 22 maggio con la Keyfilms - ha come protagonisti Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe, una coppia in lutto che si ritira a Eden, capanna isolata nei boschi, per cercare di ricucire il rapporto.
Al contrario, la loro relazione prenderà una deriva tragica con scene di sesso forti e soprattutto con sequenze sadiche degne del miglior horror (tra le più crude quella in cui la Gainsbourg si taglia il clitoride con una forbice).
Von Trier, comunque, nell'incontro stampa a Cannes si è difeso come un leone. "Non volevo trasmettere nessun messaggio a nessuno". E ancora, commentando la necessità della scena dell'infibulazione: "In questo film non c'è nessuna logica, ma è solo un lungo sogno troppo nero su colpevolezza e senso di colpa. E, allora, secondo me quella scena ci stava tutta".
Von Trier ha ribadito poi come Antichrist, ispirato a Strindberg, sia nato dopo un suo lungo periodo di depressione e di terapia psicanalitica, ma ci tiene a sottolineare: "Non è un film sulla mia terapia, ma esattamente il contrario. E' stata piuttosto la routine di fare un film che per me ha costituito la terapia".
Infine, un giornalista gli chiede se davvero si senta il regista più importante del mondo: "Altri registi credo - replica con estrema ironia il regista danese -, pensano di se stessi la stessa cosa. Anche se non ci posso mettere la mano sul fuoco".
Commedia sul calcio
"I'm not a man. I am Eric Cantona". Ed è boato di applausi. Così, a modo di tifo calcistico, è stata l'accoglienza della stampa riservata a Ken Loach e al suo "attore" Eric Cantona. Tanto durante e a fine proiezione, che in conferenza stampa. Looking for Eric, scritto con il consueto Paul Laverty e prodotto dall'affezionata Patricia O'Brien è un battito d'ala per il regista britannico che torna a Cannes dopo la Palma d'oro nel 2006 con il ben più drammatico Il vento che accarezza l'erba.
"La commedia è una tragedia con lieto fine. In questo film volevo far sorridere il pubblico, pur facendolo pensare", spiega Loach che sottolinea come il suo nuovo film non sia sul calcio: "I ritmi del cinema e del calcio sono profondamente diversi: quello del calcio tende a superare il cinema e quindi a rubare l'attenzione dello spettatore.
"Per questo è difficile fare buoni film sul calcio; il modo migliore di farli dialogare è fare cinema che rifletta sul calcio". Da parte sua, ex calciatore e ora attore e produttore esecutivo del film, Eric Cantona non nasconde quanto sia stato "speciale" interpretare se stesso: "C'è stata molta tensione positiva - dice - Ken Loach è simile a Alex Ferguson per certi aspetti: entrambi con molta umiltà riescono ad ottenere il 100% dalle persone con cui lavorano".
E' stato molto emozionante, inoltre, recitare senza grande attenzione alla sceneggiatura, ha aiutato ad esprimere il coraggio, la passione. Io - continua Cantona - ho sempre amato il cinema e in particolare i film di Ken. Quanto ai miei idoli calcistici, tengo a precisare che non ho mai avuto idoli, semmai ispiratori. Tra questi i creativi olandesi, come quelli dell'Ajax e se mi chiedete una previsione sulla finale di Champions Leage non ho dubbio: Manchester United!".
Squadra che lo ha reso a sua volta un idolo, il Manchester Utd è co-protagonista del film di Loach, e l'entusiasmo dei fan del mitico team potrebbe essere un incentivo a fare di questo film un campione al box office. "Non lo so - replica Ken Loach - e d'altra parte non è per questo che faccio film. La cosa che conta è restare fedeli alla propria ispirazione e all'argomento che si vuole trattare. Il calcio è un'espressione della vita, è la rappresentazione di una comunità e le squadre lavorano proprio come chi fa film: una collettività orientata allo stesso risultato. Almeno, per me è così".
Prima di Bellocchio con qualche applauso
Alla prima stampa del film Vincere di Marco Bellocchio, unico film italiano in concorso, a fine proiezione qualche applauso ha accolto il film. Vincere racconta un fatto storico avvolto da un certo mistero, ovvero la presunta storia di amore di Ida Dalser che sarebbe stata sposata con Benito Mussolini e avrebbe avuto da lui un figlio di nome Benito Albino Mussolini. Il film prodotto da Rai Cinema e Offside sarà distribuito mercoledì nelle sale italiane. Protagonisti assoluti del film Giovanna Mezzogiorno nel ruolo della Dalser e Filippo Tini nel doppio ruolo del Duce e di Benito Albino Mussolini.

vedi gli orologi più economici a Rolex Yachtmaster

Nessun commento:

Posta un commento